Il territorio imolese, segnato dalla memoria storica della psichiatria e dalla presenza delle grandi strutture ospedaliere attive fino al 1996, ha fatto da cornice a una sfida coraggiosa: abbattere le barriere del pregiudizio attraverso la relazione pura.
Tutto è iniziato come un percorso sperimentale nato dall’incontro tra il nido d’infanzia il nido di Cornelia e la comunità alloggio via sangiorgi. L'idea di fondo era semplice ma rivoluzionaria: mettere in contatto le donne ospiti della comunità, spesso segnate da vissuti di isolamento o maternità negate, con i bambini nel pieno del loro sviluppo. In questo spazio protetto, lo sguardo dei piccoli, libero da categorie cliniche e preconcetti, ha agito come uno specchio rigenerativo. Per un bambino, la signora della comunità non è una paziente, ma una compagna di giochi e racconti; per le donne, questo riconoscimento ha significato riscoprire competenze di accudimento e identità sociali spesso sepolte dalla diagnosi. L’essenza profonda di questo legame è racchiusa nelle parole di una delle protagoniste: «facendo questi incontri con i bambini mi sento viva, torno bambina».
Questi laboratori, che proseguono da più di 10 anni basandosi sul linguaggio non verbale e sulla condivisione di emozioni, hanno dimostrato che la fragilità può trasformarsi in risorsa collettiva. Proprio come risultato tangibile di questa lunga esperienza è nato il libro illustrato «La signora che profuma di limone». Creato da Seacoop attraverso un processo innovativo di co-progettazione con le famiglie, questo testo è diventato lo strumento per sensibilizzare genitori e cittadini sul tema della diversità, trasformando l'educazione dei piccoli in un atto pubblico di consapevolezza. Il libro non è solo un racconto per l'infanzia, ma il simbolo di un ponte gettato tra generazioni e mondi diversi. Col tempo, la sperimentazione è progredita coinvolgendo altri nidi del territorio e trasformandosi gradualmente in un vero e proprio modello di lavoro.
Oggi questa eredità è confluita nel progetto esSeRCi 10, che ha portato alla realizzazione di un vero e proprio metodo replicabile anche in contesti differenti. Questa metodologia si avvale di un toolkit formativo, una sorta di cassetta degli attrezzi operativa che permette di progredire nell'esperienza e trasferire le competenze acquisite ad altri operatori e servizi. Lo strumento consente di dare continuità al percorso, superando persino le sfide del distanziamento digitale imposto dalla pandemia attraverso l'uso innovativo della tecnologia.
L'intera esperienza dimostra che la libertà nasce proprio dalla capacità di vedersi senza etichette, riscoprendo l’autenticità della persona oltre ogni diagnosi. Grazie a questo metodo strutturato, gli educatori di Seacoop sono oggi in grado di esportare un modello dove l'incontro autentico tra mondi apparentemente distanti diventa la via più efficace per generare inclusione e restituire dignità e vita ai ricordi.
Micaela de Simone coordinatrice Nido di Cornelia
Irene Saetti referente Comunità alloggio Via Sangiorgi
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